Il Ritorno dei grandi spazi La Terra tra la teologia-politica dell’Anima e la Geoeconomia

Le miliziane e i miliziani curdi in difesa di Kobane fanno riemergere fossili antropologici che risplendono nell’aurea del martirio  forze telluriche che contrastano l’orrore dell’annientamento perpetrato dalle milizie del Califfato del Levante, orda teologico-politica contemporaneamente pre e post moderna. Figure di combattenti primordiali, tenacemente sopravvissuti sia allo spaesante avvento delle modernizzanti statuazioni post coloniali, ammantate di neutralizzanti nazionalismi, sia al nientificante avvento delle moderne ondate della globalizzazione.

Nei pochi mesi che ci separano dall’esplosione delle Primavere Arabe, salutate come l’inizio della normalizzazione delle ultime enclave non secolarizzate dello spazio e delle antropologie del moderno, la trama del mondo globalizzato è stata profondamente lacerata. Alla spazialità uniforme e indifferente del tempo lineare del calcolo economico, dove ogni politica estera si riduce a “politica interna mondiale” in cui la guerra è stata abolita e le azioni militari sono sempre azioni di ordine pubblico, di ripristino della legalità e della pace (peacekeeping), si contrappongono nuove soggettività riemerse in questa nuova dimensione spazio-temporale che riannoda arcaiche antropologie. Le stesse che fanno rivivere in modo sinistro le considerazioni di Sir Henry Maine, (giurista britannico del secondo Ottocento): “War appears to be as old as mankind, but peace is a modern invention”.

Il tentativo di organizzazione geopolitica degli spazi teologici

Il sistema Wesphaliano , o dell’equilibrio delle potenze, è stato il tentativo più potente di dare ordine allo spazio messo in campo dall’Occidente.

Per oltre quattro secoli questo imperativo ha governato le relazioni tra gli Stati e ha rappresentato la grammatica di base per la lettura e l’organizzazione razionale degli spazi antropizzati ed economicamente rilevanti.

Così l’Europa della modernizzazione, quella dei secoli 18° e 19°, della messa in forma razionale dello spazio, del conto economico, dello sviluppo tecno-scientifico e della potenza globale dominante, imponeva la sua razionale organizzazione degli spazi secondo le rispettive sfere d’influenza.

Il luogo dove oggi è possibile cogliere, con maggiore nitidezza, gli scarti e le trame delle diverse visioni dell’organizzazione simbolica e istituzionale degli spazi antropizzati che non collimano con la narrazione della zivilization (colonialismo) è il quadrante mediorientale.

In questi luoghi la potenza uniformante dell’occidente ha subito, e continua a subire, inciampi.

Lo smembramento del “grande malato d’Europa”

Nel corso della Grande Guerra le potenze coloniali francese e britannica disegnarono sulle spoglie dell’impero ottomano, chiamato anche “il grande malato d’Europa”, la nuova mappa geopolitica del Medio Oriente nei confini ancora oggi conosciuti. La nuova carta geografica, frutto degli equilibri del dopoguerra, definisce le nuove sfere d’influenza attraverso i diversi accordi e trattati imposti da Francia e Regno Unito: l’accordo Sykes-Picot (1916), la Dichiarazione Balfour (1917), la Conferenza di Pace (1919), il trattato di Sevres (1920) e il Trattato di Losanna (1923). Francesi e britannici ridisegnarono i confini interni ed esterni delle province arabe dell’Impero ottomano e lo fecero come proiezione dei loro interessi interni.

L’accordo Sykes-Picot (1916)Il primo accordo tra le potenze coloniali sul futuro delle province arabe dell’Impero Ottomano fu quello Sykes-Picot, che venne concluso il 16 maggio 1916 da Francia e Regno Unito, tra Sir Mark Sykes e François Georges-Picot. L’accordo prevedeva la frantumazione del Levante e della Mesopotamia, in particolare dello spazio tra Mar Nero, Mar Mediterraneo, Mar Rosso, Oceano Indiano e Mar Caspio, allora parte dell’Impero ottomano.
Secondo questo accordo, il Levante e la Mesopotamia sarebbero stati divisi in cinque zone:

  1. Zona di amministrazione diretta francese formata dall’attuale Libano e dalla Cilicia;
  2. Zona araba A, d’influenza francese nel nord della Siria e nella provincia di Mosul;
  3. Zona di amministrazione diretta inglese formata da Kuweit e dalla Mesopotamia;
  4. Zona araba B, d’influenza britannica, comprendente Siria meridionale, Giordania e il futuro mandato della Palestina;
  5. Zone d’amministrazione internazionale, comprendente San Giovanni d’Acri, Haifa e Gerusalemme. Il Regno Unito otterrà il controllo dei porti di Haifa e di Acri.

Continue reading »

1 2 3 4