Editoriale

Tecno-profeti tra neoplatonismo e apocalittica nella Res pubblica Americana

di Dario D’Italia

Visionari capaci di dare una base tecnologica e contenuto imprenditoriale alle loro percezioni dei mondi futuri, rappresentano il sistema nervoso centrale dell’attuale rivoluzione in corso, in particolare nella società americana. Nei grandi incubatori tecnologici, nati sotto la spinta dell’urgenza della guerra e della successiva competizione egemonica, si è formata questa nuova figura titanica dei tecno-profeti. In questo panorama Peter Thiel e Alexander Karp rappresentano un binomio unico in cui l’impresa tecnologica diventa agente di influenza geopolitica e soggetto di politica interna. I due, pur guidando insieme la Palantir Technologies con visioni divergenti, producono una originale armonia tra una visione “apocalittica della controrivoluzione” e quella della “operatività progressista”. Il primo, Thiel veste i panni del profeta dell’Alt-Right tecnologica, mentore e finanziatore di J.D. Wance, il secondo, Karp il neoplatonico, quelli del patriottismo tecnologico e della difesa egemonica.

La Repubblica Tecnologica e i Re Filosofi

Il comune richiamo alla Repubblica di Platone si manifesta nella loro visione di un’élite intellettuale e tecnologica destinata a guidare la società, una versione moderna dei “Re Filosofi”. Questa connessione è diventata centrale nel dibattito pubblico del 2025 e inizio 2026, specialmente in relazione al concetto di Repubblica Tecnologica teorizzato da Karp in cui il potere non risiede più solo nelle istituzioni democratiche tradizionali, ma in una nuova classe di “iconoclasti tecnici”. Dove l’élite cognitiva, i guardiani di Platone, è scelta per la sua superiore capacità intellettuale e morale. Un’élite tecnologica dotata di sapere filosofico e tecnico per proteggere l’Occidente. La capacità di dominare l’algoritmo è l’areté, la necessaria virtù per garantire la prosperità della Repubblica, l’ordine desiderato. 


Pietre d’inciampo

Maven: guerra e sicurezza nel tempo dell’Intelligenza Artificiale

Dario D’Italia

L’ Algorithmic Warfare e la personalizzazione del nemico

Abstract

Questa riflessione si propone di contribuire all’analisi della trasformazione della guerra contemporanea alla luce dell’integrazione tra intelligenza artificiale, piattaforme digitali, nuovi sistemi d’arma autonomi e semiautonomi  e imprese private della difesa. Non ci troviamo soltanto di fronte a una modernizzazione degli armamenti, ma all’emergere di nuova forma della guerra, nella quale cambia il chi e il come della decisione, la struttura della responsabilità, i domini, la geografia del conflitto e il rapporto tra dimensione militare e sicurezza interna.

Fauci, Galileo e le «milizie del libero pensiero»

Dario D’Italia

Anti-intellettualismo, autorità scientifica e conflitto democratico nell’America messianica di Trump

Abstract

La vicenda pubblica di Anthony Fauci – immunologo di fama internazionale -, divenuto durante la pandemia di Covid-19 il principale volto istituzionale della medicina statunitense, costituisce un osservatorio privilegiato per analizzare il rapporto contemporaneo tra sapere scientifico, democrazia, comunicazione pubblica e risentimento dell’anti intellettualismo populista. Cercheremo di leggere il conflitto politico e mediatico intorno a Fauci attraverso la categoria elaborata da Richard Hofstadter in L’odio per gli intellettuali in America. In cui l’autore analizza l’anti-intellettualismo non come semplice antipatia verso gli studiosi, ma come sistema culturale che delegittima le forme di autorità fondate sulla competenza, sulla mediazione e sulla complessità, privilegiando l’esperienza immediata, l’efficacia pratica, il sentimento e l’identificazione plebiscitaria con il “popolo”. La riflessione prende inoltre in esame la suggestione proposta da Paolo Giordano, sul Corriere della Sera, che accosta l’Audizione congressuale contro Fauci alla vicenda di Galileo e all’abiura come evento capace di produrre un contraccolpo sulla comunità scientifica, e la lettura polemica di Giuliano Ferrara, sul Foglio, secondo cui gli accusatori di Fauci rappresenterebbero una nuova polizia del libero pensiero. Avvertiamo subito che, mentre, il paragone con l’Inquisizione sia illuminante sul piano simbolico ma rischioso se assunto alla lettera,  la formula dei “poliziotti del libero pensiero” coglie con particolare efficacia la trasformazione della critica democratica in una pratica di intimidazione politica. Il caso Fauci mostra tuttavia anche i limiti di una difesa agiografica dello scienziato. La scienza non può chiedere obbedienza, ma deve saper farsi carico dei propri limiti, incertezze ed errori, ed in primo luogo, dei rapporti con il potere. La posta in gioco non è dunque la santificazione di Fauci, bensì la conservazione di uno spazio pubblico nel quale la competenza possa essere criticata senza che la critica si trasformi in inquisizione e persecuzione.


I viandanti

Intelligenza Artificiale e Dinamiche Neo-Imperiali

Dario D’Italia

Intelligenza Artificiale e Dinamiche Neo-Imperiali

Il bando di Trump sul rilascio di nuovi modelli di Intelligenza Artificiale di Anthropic è una prova di forza o un sintomo del declino nelle nuove architetture dell’imperialismo algoritmico? Nel dibattito pubblico internazionale, il blocco dell’accesso a Fable 5 e Mythos 5 – i modelli di frontiera più recenti di Anthropic -, come la recente decisione di concedere il caccia multiruolo F-35 alla Turchia e persino la decisione di vendere i post su Truth per favorire i sistemi di trading automatizzati, vengono spesso interpretati come un sintomo di declino americano, quasi una prova dell’incapacità statunitense di gestire responsabilmente una tecnologia che ormai determina competitività e sicurezza. 

Taglio Basso

 La politica di potenza nella Russia del risentimento. 

Dario D’Italia

La proposta di Melnichenko letta con la lente di Girard

Abstract

Il 16 luglio Andrey Melnichenko1 ha pubblicato il documento “Why a broken Russia is bad for the world”, in cui spiega dal suo punto di vista  come si è arrivati alla guerra e come si potrebbe arrivare alla pace solo se si riconosce alla Russia il suo diritto imperiale e il suo “Lebensraum”. Per tentare di scandagliare come soggetti importanti della nomenclatura russa leggono la realtà, in cui sono immersi, e ne motivano l’azione si propone qui una  lettura  del documento attraverso le categorie di René Girard: desiderio mimetico, rivalità, crisi della reciprocità e capro espiatorio. L’obiettivo non è ridurre la guerra russo-ucraina a un fenomeno psicologico né descrivere la Russia come soggetto monolitico o clinicamente “delirante”. Intendo piuttosto mostrare come un’azione propria istituzionale e strategica possa essere narrata come offesa, trasformata in memoria collettiva e convertita in programma di potenza. Nel testo di Melnichenko, la perdita di fiducia, il collasso del linguaggio comune della sicurezza e la sostituzione della strategia con la punizione spiegano il carattere sistemico del conflitto. Inoltre, la lente girardiana consente di aggiungere un livello antropologico: l’Occidente appare simultaneamente come modello desiderato e rivale persecutorio; la frustrazione viene attribuita a un agente intenzionale; il nemico diventa assoluto e la violenza viene presentata come giustizia. Infine, i quattro scenari postbellici descritti da Melnichenko — Russia umiliata, orbita cinese, frammentazione e fortezza assediata — possono così essere interpretati come diversi regimi di gestione del risentimento. In conclusione  uscire dall’abisso, della guerra provocata da Putin, richiede non soltanto un accordo militare, ma la capacità della Russia di avviare una trasformazione simbolica e istituzionale, riconoscendosi responsabile, e capace di convertire il risentimento in dissenso negoziabile.